La corda dell’arco olimpico.

La corda dell’arco olimpico.


In questi giorni ho voluto approfondire l’argomento “corda” per quanto riguarda l’arco ricurvo e cerco di riepilogare e sintetizzare quanto ho letto.

Prima del 1950 le corde degli archi erano fatte di diversi materiali tipo cotone, tendini animali, seta, fibre vegetali particolari, ecc.

La scoperta del nylon da parte del chimico americano Wallace Hume Carothers (nato nel 1896 e morto nel 1937) ha aperto la strada all’invenzione di altre fibre sintetiche come il terifene, l’orlon e il dacron, oggi molto utilizzate nel campo tessile. Risale al 28 febbraio 1935 la data in cui a Wellington, in Delaware (USA), presso un laboratorio chimico della DuPont, Wallace Hume Carothers sintetizza la fibra tessile oggi conosciuta come nylon.

Negli anni ’50 iniziarono a comparire le fibre poliestere, in particolare, per quanto riguarda l’arco, la fibra poliestere chiamata Dacron. Il Dacron era però soggetto ad allungamento e rotture.

Dacron ®è il nome commerciale di una fibra sintetica, nota più comunemente col nome di terital, ottenuta per polimerizzazione da glicol etilenico e acido tereftalico.

Negli anni ’70 compare il Kevlar, molto più performante del Dacron, anche se era soggetto a rotture improvvise.

Il kevlar è una fibra sintetica aramidica inventata nel 1965 da Stephanie Louise Kwolek (New Kensington31 luglio 1923 – Wilmington18 giugno 2014), una ricercatrice della DuPont. La sua caratteristica principale è la grande resistenzameccanica alla trazione, tanto che a parità di massa è 5 volte più resistente dell’acciaio e resistente al calore e alla fiamma.

Nel 1990 compare la fibra, ancora oggi usata, che spazza via Dacron e Kevlar: il Dyneema.

Il Dyneema ®(Gel Spun Polyethylene) è una fibra sintetica UHMW (Ultra High Molecular Weight Polyetylene) particolarmente adatta alla produzione di cavi da trazione. Viene in particolar modo utilizzato per applicazioni sportive, tra le quali il tiro con l’arco, ma anche per la produzione di giubbotti antiproiettile.

Una fibra simile per materiale e composizione è la fibra di marchio SPECTRA® prodotta da un’azienda americana su proprio brevetto con caratteristiche leggermente inferiori al Dyneema.

La storia del Dyneema è particolare e curiosa. 

Dyneema, la più forte e leggera fibra sintetica del mondo è stata scoperta per caso nel 1963. Ci sono voluti altri 27 anni per commercializzarla e portarla sul mercato. Nel 1968, durante uno dei suoi esperimenti, il chimico Dr. Albert Pennings fece una scoperta eccezionale ma fu subito messo a freno dal suo direttore capo della olandese DSM dicendogli che fosse a dir poco una stupidaggine, non centrando poi molto con carbone e fertilizzanti, dei quali si occupavano. Qualche anno dopo apparvero anche Spectra (molto dimile al Dyneema) ed il Kevlar di DuPont, quest’ultimo già dapprima impiegato nel campo balistico. Solamente dopo molti anni si arrivò alla vera e propria produzione e commercializzazione della fibra in Dyneema.

Dopo molti anni di ricerche sui copoliesteri a cristalli liquidi, nel 1985 Hoechst-Celanese mise a punto la produzione di una resina termoplastica denominata Vectra LCP, da impiegare per plastiche ad elevate prestazioni, destinate principalmente ai settori dell’ingegneria industriale e dell’elettronica. Nell’89 poi, fu deciso di realizzare anche la fibra; i settori di impiego previsti erano quelli che, in aggiunta alle altissime tenacità, richiedevano caratteristiche addizionali che né le aramidiche, né le polietileniche erano in grado di fornire. Denominata Vectran®, la fibra fu prodotta a livello commerciale prima da Kuraray (su licenza Hoechst-Celanese) e attualmente viene realizzata in USA da Celanese e in Giappone sempre da Kuraray.

Chimicamente il Vectran è un poliestere-poliarilato, ed è l’unico poliestere a base completamente aromatica prodotto industrialmente a tutt’oggi. Nei poliesteri convenzionali le catene molecolari sono flessibili ed hanno disposizione casuale.

Il Vectran è usato, soprattutto nelle corde per compound, in unione al Dyneema per migliorarne le caratteristiche in quanto soggetto ad un leggero allungamento.

Veniamo alla costruzione di una corda per arco.

Anzitutto consiglio sempre di costruire almeno due corde uguali ed alternarle nell’uso. Almeno due!

Ci sono diversi fattori che possono migliorare la qualità di una corda per arco, la principale di questi è la tensione uguale dei trefoli durante la costruzione. Una tensione diversa dei trefoli può causare comportamento diverso della corda tra il caldo ed il freddo, ma anche comportamenti diversi tra tiro e tiro. Un metodo che io uso per accertarmi che i trefoli siano ugualmente tesi è quello di fare i due occhielli, poi tensionare la corda con una tensione di 2-300 libbre e lasciarla tutta la notte in tensione, poi proseguo dando una ventina di giri, e quindi provvedo a costruire il tratto di circa 12 centimetri dopo il loop ed infine il serving.

Il materiale usato per i loop e per il serving è anche importante: deve essere leggero, ma resistente. Nei loop ad ogni tiro la parte terminale sbatte violentemente contro la parte terminale del limb. Il serving deve essere resistente per non sfibrarsi quando urta contro il parabraccio, inoltre deve conservare la stessa forma per non apportare modifiche al punto di incocco. Il serving centrale deve inoltre permettere un rilascio ripetitivo. Io uso il BCY Halo nei vari diametri a seconda dei trefoli della corda, e quindi del suo spessore. Molti usano l’Angel Majestic serving e lo ritengono superiore a tutti, ma c’è anche il BCY #62 braid nei vari spessori o il 62XS.

Enorme importanza ha il diametro del serving, perché su di esso pinza la cocca. Il punto di incocco deve essere fatto di materiale leggero, perché, se è vero, come è vero, che il numero dei fili, e quindi il peso della corda, comporta una variazione dello spine dinamico, un appesantimento del serving di 10 grani ha un effetto di 5 volte quello di aggiungere 10 grani su tutta la corda.

Il numero dei giri dati alla corda è un altro fattore importante: una corda con pochi gira sarà rumorosa e renderà difficile la messa a punto dell’arco, troppi giri favoriscono l’allungamento.

Per un arco da 68”-70” il numero dei giri dovrebbe variare tra un minimo di 20 ed un massimo di 60 giri, quindi non è un fattore determinante. La regola dovrebbe essere un numero di giri pari a 0,5 fino a 0,75 giri per pollice. Si narra che Simon Fairweather avesse più di 80 giri alle Olimpiadi del 2000 e Brady Ellison di solito ha tra 50 e 70 giri.

Ricordate di usare spesso la cera sintetica per compattare le fibre, rendere la corda impermeabile, aumentare la durata. È preferibile una cera sintetica con aggiunta di silicone. La cera può essere applicata con le dita, con uno straccio o con una pelle di daino, ma assicuratevi che penetri il più possibile.